Video-poesie e laboratori di scrittura creativa per bambini

Come festeggiare 20 anni di Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.

20 Novembre 1989 – 20 Novembre 2009: la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia compie 20 anni. Un anniversario importante che viene celebrato in molti paesi, nonostante i diritti dei minori siano ancora violati ovunque.
Per quanto mi riguarda, ho concluso questo 2009 dedicato ai diritti infantili (Master IULM e video-conferenza con Pechino) con due ulteriori esperienze.

Il 20 Novembre sono andate online su youtube e www.fulminiesaette.it le video-poesie corali “Versi Diversi” e “Video-poesia 1-2-3-4.

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Per il Camerun voglio…

Marie Anne Molo parla del suo Paese e dei progetti che vuole realizzare.

Marie Anne Molo è una giovane camerunese che sta studiando a Roma. Diplomata in servizio sociale alla LUMSA e laureata in economia dello sviluppo presso la Pontificia Università Gregoriana, sta ultimando il Master in Management delle Organizzazioni del Terzo Settore all’Angelicum, la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino.
A lei chiediamo di parlarci del suo Paese e dei progetti che ha per il futuro.

D: Italia – Camerun. Quali differenze ti hanno più colpita?
Prima di tutto vorrei ringraziare per l’interesse nei confronti miei e, specialmente, del mio Paese.
Tra l’Italia e il Camerun esistono tantissime differenze geografiche, culturali, politiche e socio-economiche. Quelle che mi hanno più colpita? Dal punto di vista sociale l’Italia ha più infrastrutture e un sistema dei trasporti di miglior qualità, ospedali efficienti, scuole professionali e istituti tecnici, facoltà d’ingegneria e di medicina.
Il Camerun non ha lo Stato sociale, ovvero lo Stato dei diritti come l’Italia, che garantisce assistenza sanitaria ai propri cittadini, la pensione sociale a chi non ha versato i contributi per condurre una vita dignitosa, e l’assistenza sociale che offre un minimo vitale a chi è in difficoltà economiche per sopravvivere. In Camerun, invece, la maggior parte della popolazione vive senza alcun reddito e non può accedere ai beni di consumo
né ai servizi pubblici.
Sul piano economico, nonostante la crisi attuale, i settori primario, secondario e terziario dell’economia italiana sono ben sviluppati rispetto al Camerun, ancora fermo al primo, poco sviluppato. Noi non produciamo niente, vendiamo ciò che la natura ci offre: il legno, il petrolio, ecc. In Italia esistono banche nazionali che favoriscono lo sviluppo delle piccole imprese. In Camerun, invece, abbiamo banche straniere che non hanno interesse a promuovere l’imprenditoria locale. Quanto al sistema politico, posso dire che l’Italia è un Paese democratico rispetto al Camerun: chi vince le elezioni si sforza di rispondere alle attese degli elettori, mentre in Camerun questo non avviene.
L’Italia ha più possibilità, opportunità e mezzi per risolvere i suoi problemi e affrontare le emergenze. Il Camerun, invece, dipende molto, per non dire totalmente, da aiuti esteri. Noi non siamo proprio capaci di costruire qualcosa da soli. Non lo dico io, lo dicono i fatti. Ogni cosa che il Camerun vuole realizzare, sia essa un ponte, una strada, una scuola, un ospedale, un qualunque tipo di impianto, ha bisogno di una “cooperazione” con qualche Paese straniero. Un esempio di questo tipo è la recente costruzione del palazzo dello sport sorto a Yaoundé. E’ stata possibile grazie al sostegno economico dato dalla Cina ai lavoratori: cinesi, non camerunesi.

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Videoconferenza Milano (IULM) Beijing (Unicef)

“Human Rights, Children, International Cooperation, Communication. A voice from the field: Kirsten Di Martino, Chief Child Protection/Unicef China.”: questo è il titolo della videoconferenza che ha avuto luogo stamattina presso l’Università IULM, organizzata per gli studenti del Master MICRI.

Grazie alla disponibilità e all’esperienza della Dottoressa Di Martino, operativa a Pechino già da 3 anni, gli studenti hanno potuto sentire direttamente “dal campo” le risposte a diverse loro domande riguardanti Unicef, i rapporti fra questa importante organizzazione internazionale e il Governo cinese, gli obiettivi raggiunti e futuri, le strategie di comunicazione, i rapporti con i donatori privati e pubblici.

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Per il Sudan voglio…

Timothy Yuggu parla del suo Paese e dei progetti che vuole realizzare.

Timothy Yuggu è un giovane sudanese che sta studiando a Roma. Diplomato al Collegio del Mondo dell’Adriatico-Trieste e laureato in Relazioni Internazionali (Università di John-Cabot-Roma), sta qui ultimando il Master in Management delle Organizzazioni del Terzo Settore presso l’Angelicum. A lui chiediamo di parlarci del suo Paese e dei suoi progetti per il futuro.

D: Italia –Sudan. Quali differenze ti hanno più colpito? 
Lo sviluppo della rete stradale. Le città ricche di monumenti e di testimonianze della storia e della cultura del vostro Paese. E i nuclei familiari: qui ci sono tante famiglie monogame e con pochi figli, da 1 a 3.

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Per la Tanzania voglio…

Andrew Chole Mhella parla del suo Paese e dei progetti che vuole realizzare.

Andrew Chole Mhella è un giovane nato a Bukoba, in Tanzania, che sta studiando a Roma. Laureato in Studi Internazionali (Link Campus, Università di Malta-Roma) e in Scienze Sociali presso l’Angelicum, sta qui ultimando il Master in Management delle Organizzazioni del Terzo Settore. A lui chiediamo di parlarci del suo Paese e dei progetti che ha per il futuro.

D: Italia – Tanzania. Quali differenze ti hanno più colpito? 
Italia e Tanzania sono due Paesi meravigliosi, ma molto diversi. Fra le tante differenze posso indicare il modo di vivere e il grado di socievolezza. In Tanzania è più facile entrare in rapporto gli uni con gli altri. In Italia le persone sono più chiuse.
Nel mio Paese il problema di un singolo individuo diventa un problema della società.
Un lutto, per esempio, non coinvolge solo pochi familiari o amici, ma l’intera comunità. Tutti sono invitati a partecipare al funerale, che normalmente dura un paio di giorni. Ci si raduna a casa del defunto per stare vicino alle persone che hanno perso il loro caro.
Altre differenze fra i due Paesi si riscontrano in ambito politico, culturale, sociale ed economico. La Tanzania è politicamente in via di maturazione (ndr. La Repubblica Unita di Tanzania nasce nel 1964) ed è molto povera, con un sistema economico dipendente in gran parte dall’agricoltura.

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Master MICRI/IULM : 1 giornata per riflettere sui Diritti dei Minori

The UN Convention of the Rights of the Child is twenty years old.

I989-2009: i 20 anni della Convenzione ONU sui Diritti dei Minori meritano una riflessione.
Questo è quanto abbiamo fatto oggi io e Blandina Stecca con gli studenti del Master MICRI, nel corso di un’intera giornata di lezione.

 

 

Alfabetizzazione informatica, digital divide e cooperazione.

L’esperienza di Andrea Iacono.
D: Andrea Iacono, fondatore della società di consulenza informatica Humanbit, ma anche cooperante al seguito di varie ONG. Giusto?
R: Sono socio di Humanbit, ma non fondatore: sono entrato solo due anni dopo la nascita della società.

D: Hanno qualcosa in comune le due facce della tua professionalità?
R: Sì, moltissimo. Humanbit s.r.l. è una società di consulenza informatica orientata al web, ed è proprio nell’ambito informatico che ho operato come cooperante. Mentre come socio dell’azienda seguo la gestione tecnica dei progetti, come cooperante mi occupo di formazione informatica: si tratta quindi della stessa professionalità.

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TV Direct Response e fundraising

La parola a Rob Patmore, consulente internazionale di DRTV (TV Direct Response).

Rob Patmore è uno dei tanti professionisti che, dopo anni di lavoro per realtà profit, ha fatto il salto per dedicarsi unicamente al settore non profit.
Nato a York, in Inghilterra, 45 anni fa, ha iniziato a lavorare a Londra nel 1987 in un’agenzia di direct marketing, la Grey Direct. Due anni dopo ha cambiato sigla e continente trasferendosi a Sydney e restando là per 5 anni. Poi è tornato in Europa per lavorare in Tequila a Londra e a Varsavia e infine in WWAV, agenzia specializzata nel settore non profit che si trova a Woerden, in Olanda.
Da Maggio 2008 lavora come consulente internazionale freelance di DRTV (TV direct response) per le realtà non profit e il suo campo base è Amsterdam.

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Il Sudafrica è un Paese…

Parla Trudy Vlok, Managing Director di “The Big Issue South Africa”.
Continuano le interviste a chi è nato, vive e lavora in un Paese africano.
Questa settimana parla del Sudafrica Trudy Vlok, Managing Director di “The Big Issue South Africa”, un giornale di strada che, per sua natura, è uno strumento di lotta alla povertà e un occhio attento alla realtà del Paese.

D: Mi parli dell’economia e della distribuzione della ricchezza del tuo Paese?
R: L’economia sudafricana ha due facce: l’una in grado di competere con quella dei Paesi più sviluppati, l’altra di pura sussistenza. Oltre che competitiva, la prima faccia della nostra economia ha caratteristiche comuni a quelle dei paesi industrializzati, inclusa una suddivisione in vari settori produttivi. Efficiente è anche la nostra rete di trasporti, fra le migliori del continente africano, in grado di soddisfare richieste sia locali sia regionali. Dall’aeroporto internazionale Tambo partono voli per l’Africa meridionale e per mete internazionali. Abbiamo inoltre molti porti rilevanti, che danno al Sudafrica un ruolo commerciale di spicco. Detto questo, gran parte della popolazione vive in povertà, a causa dello storico divario nella distribuzione delle ricchezze, dell‘alta percentuale di disoccupazione e della lentezza nella fornitura dei servizi di base da parte del Governo.

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Lo Zambia è un Paese…

Parla Samba Yonga, direttrice del giornale di strada “The Big Issue Zambia”.

Quante volte abbiamo letto, sentito o fatto generalizzazioni sui cosiddetti “Paesi del Sud del Mondo”, quando non addirittura sull’Africa, citata come se fosse un singolo Paese e non un continente ricco di Stati, etnie, culture, lingue, tradizioni? Tante.
Se è vero che non sempre abbiamo il tempo e lo spazio sufficienti a illustrare il profilo e la situazione di un determinato Paese, possiamo però evitare banalizzazioni e descrizioni stereotipate.
Una strada possibile da percorrere è parlare e confrontarsi con chi è del posto, con chi è nato, cresciuto, vive e lavora nel Paese di cui dobbiamo occuparci per scriverne e magari per illustrare progetti di raccolta fondi che là hanno luogo.
La persona a cui lascio ora la parola è Samba Yonga, giornalista e direttore editoriale di “The Big Issue Zambia”, un giornale di strada che, per sua natura, è uno strumento concreto di lotta alla povertà.

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