Conoscenza, consenso, rispetto: i filtri del photojournalist Giovanni Diffidenti

Giovanni Diffidenti è un “photojournalist”: un uomo che da oltre 20 anni gira il mondo per vedere, capire e documentare che cosa accade sulla faccia della terra.
I suoi scatti hanno dato voce, più di tante parole, a rifugiati, bambini di strada, malati di AIDS, malati di mente, sopravvissuti alle mine anti-uomo, vittime di guerre civili e di calamità naturali. Migliaia di foto che, negli anni, hanno documentato il lavoro delle Nazioni Unite e di varie ong quali Save The Children USA, Concern Worldwide, Oxfam, VVAF, Cesvi, Aiutare i Bambini e altre associazioni.

D: Come nascono i tuoi servizi?
R: Parto con l’organizzazione non governativa per la quale lavoro e, arrivato a destinazione, mi fermo il più possibile per poter conoscere il paese, la cultura, la comunità in cui mi trovo. Ho vissuto 2 anni e mezzo in Cambogia, 1 anno e mezzo in Angola, 1 anno e mezzo in Mozambico, 6 mesi in Afghanistan durante il periodo dei Talibani, 1 anno in Kosovo. Sono stato a lungo anche in Zimbabwe, in Uganda, in Birmania. Per me è fondamentale comprendere la realtà in cui mi muovo. E questo è possibile solo stabilendo un rapporto con le persone del luogo: uomini, donne, giovani, bambini. Un rapporto che, una volta consolidato, genera fiducia. E dalla fiducia al consenso per essere fotografati il passo è breve. Oggi poi, grazie agli apparecchi digitali, posso mostrare subito gli scatti alle persone ritratte.

D: Anche chi è molto sofferente acconsente a essere fotografato? 
R: Sì. E ti dirò di più. Diverse persone malate di AIDS, per esempio, mi hanno detto di far vedere i loro ritratti, di usarli come strumento di denuncia. A quel punto, diventa un problema non utilizzare quegli scatti.

D: Hai toccato un tasto delicato, riguardante la violenza di certe immagini e l’impatto che possono avere sul pubblico. Che cosa pensi a questo proposito? 
R: Dipende da come e in quale contesto sono utilizzate determinate immagini. A volte foto violente sono accompagnate da parole e da una grafica altrettanto forti. Le responsabilità, insomma, riguardano un po’ tutti, non solo il fotografo.

D: Ipotizziamo una campagna di raccolta fondi tramite stampa, direct, web. Avresti qualche consiglio da dare a chi utilizza le tue foto? 
R: Per me è fondamentale poter dialogare con gli art director, i grafici e i copywriter
che si occupano della campagna. Poter raccontare che cosa c’è dietro ogni mia foto.
Chi è la persona ritratta e in quale momento della sua esistenza l’ho fotografata. Ogni scatto corrisponde a una storia.
L’ideale poi sarebbe partire o essere raggiunto da chi si occuperà della campagna, da chi scriverà i testi, per esempio.
Essere sul luogo, vedere con i propri occhi e sentire con le proprie orecchie è tutta un’altra cosa. E’ la realtà pura e semplice a comunicare davvero.

D: Dunque propendi per un tipo di comunicazione “semplice”, non artificioso? 
R: Sì. Io cerco di mostrare il più possibile quello che vedo e vorrei che fosse trasmesso in modo fedele, affinché il messaggio della persona e della realtà da me fotografata arrivino davvero al pubblico.

D: Mi fai un esempio? 
R: Una campagna di “Aiutare i Bambini”, dove c’è un bimbo operato al cuore. Si chiama Elvis e vive in Zimbabwe.

D: Mi hai citato una campagna che utilizza i minori, altro argomento spinoso. Che cosa hai da dire a questo proposito? 

R: L’Italia ha norme molto più restrittive rispetto ad altri paesi. Detto questo, penso che la responsabilità nei confronti dei minori sia corale, non solo del fotografo. Chi scrive, chi impagina, chi sceglie su quale mezzo presentare una determinata foto, chi decide a quale pubblico mostrarla e così via.

D: Concordo. Certo che tu hai una bella responsabilità: far vedere il mondo con i tuoi occhi…
R: Sì. Per questo, prima di partire per qualunque destinazione, dico sempre alle ong: “lasciatemi libero di vedere che cosa succede in un paese, com’è la vita di una comunità, cosa fanno le persone, quali sono le loro usanze, credenze, abitudini quotidiane. Più cose conosco, più barriere cadono e più mi si rivela la realtà di un luogo, di una situazione, di una persona.

Potete conoscere meglio Giovanni Diffidenti sul sito www.giovannidiffidenti.com e alla mostra “Amazing Bangladesh” presso la Banca Popolare Commercio e Industria – Cortile della Seta – Via della Moscova 33, Milano – dal 10 al 19 Giugno. Per informazioni: Cesvi – cesvi@cesvi.org – tel. 035 2058058

 

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Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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