Festival del Fundraising 2016

Il Festival del Fundraising è un importante appuntamento per chi lavora in o per conto di associazioni non profit.
Anche quest’anno sono andata.
Tante le sessioni seguite, gli incontri con i colleghi, gli stimoli ricevuti.

Festival

FFR2016

Festival 2
(Credit: Festival del Fundraising)
Ma è del ritorno che voglio parlare.
Sono tornata a casa dopo aver ascoltato l’intervento di Alberto Cairo, dal 1990 al lavoro presso il Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Cairo
(Credit: Loretta Veri)

Mi ero pregustata quell’intervento sin dal mio click per l’iscrizione al Festival.
Da anni sentivo parlare di lui. La prima volta nel 1998, epoca di qualche campagna per conto della Croce Rossa Italiana (un altro mondo rispetto al Comitato Internazionale della Croce Rossa). Poi ascoltando persone che lavoravano nelle ONG e leggendo articoli in rete, che talvolta lo contrapponevano a Gino Strada (la solita storia: gli antagonismi reali o finti sembrano interessare più della collaborazione fra colleghi).
Insomma, ero arrivata preparata. Non avevo però assolutamente idea di quanto avrebbe incantato me e gli oltre 800 partecipanti al Festival.
E dire che aveva parlato dopo l’attivista sudafricano e per anni direttore di Greenpeace Kumi Naidoo, non una persona qualunque. Ma tant’è…

Alberto Cairo ha conquistato tutti con un racconto pacato, sottilmente ironico, toccante.
Grande quale è, non ha ammaliato la platea con frasi a effetto, pause studiate, fare da consumato professionista.
Si è donato con umanità, raccontandoci della sua ritrosia al cambiamento e cocciutaggine e dell’incontro-scontro di queste peculiarità con l’ostinazione e la grande forza del popolo afghano: il suo “maestro”.

A poco a poco hanno preso vita papà Mahmoud, un uomo senza gambe che è diventato l’operaio più veloce nella fabbrica di protesi, nonché il principale agente del cambiamento di Alberto Cairo e del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan.
La paziente e ostinata mamma di un bimbo poliomielitico “tanto sveglio”, ma rifiutato da diverse scuole. Una donna che, alleatasi con Mahmoud, è riuscita a far attivare Alberto Cairo affinché il bimbo potesse studiare. Risultato: il piccolo ha fatto 6 classi nel giro di un solo anno. E tutto questo spinto da cosa? Dal desiderio “di una cartella rossa”.
I giovani ragazzi e ragazze che, con volontà, grinta ed energia sono arrivati a giocare a pallacanestro in sedia a rotelle
e a qualificarsi per le Paraolimpiadi, trasformando Alberto Cairo nel loro “team manager”.

E così, l’uomo che odiava i cambiamenti, tanti ne ha fatti e altrettanti ne ha fatti fare al Comitato Internazionale della Croce Rossa, grazie all’amore per il suo lavoro e per il popolo afghano.
Anche per me qualcosa sta cambiando. Quando ho la tentazione di mollare, penso alla forza ostinata di Mahmoud e sento la voce di Cairo dire: “La dignità è sempre una priorità.”

Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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