Il mio articolo su Laura Boldrini

A Ottobre 2010 ero una dei blogger accreditati dal settimanale “Internazionale” per il suo Festival a Ferrara, grazie al mio blog su donne e diritti umani “Petali Rossi”.

In quella veste ho potuto intervistare Laura Boldrini, allora Portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oggi Presidente della Camera.
Al Festival avevo seguito anche la performance di Warsan Shire, poetessa somala figlia di rifugiati a Londra, la quale recitava alcune sue liriche dedicate ai dolori, ai dilemmi e alle speranze delle persone rifugiate.

Di seguito il mio post sui destini incrociati di queste due donne.

DESTINI INCROCIATI

Due donne.

L’una è italiana: Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’altra è nata in Kenya nel 1988 da genitori somali in fuga dalla guerra ed è cresciuta a Londra: la poetessa Warsan Shire.

Due protagoniste del Festival d’Internazionale a Ferrara, sul palco in giorni diversi. Lontane, ma unite nel dare voce ai rifugiati, agli ultimi, ai respinti.

Di uomini, donne e bambini in fuga parla Laura Boldrini nel libro “Tutti indietro”, scritto nell’estate del 2009 come reazione alle politiche di respingimento attuate dal governo italiano. A quanti urlano “tutti indietro” rispondono i versi di Warsan Shire: “Nessuno lascerebbe la casa/a meno che non sia la casa a spingerti verso il mare/a meno che non sia la casa a dirti/di affrettare il passo/lasciarti dietro i vestiti/strisciare nel deserto/attraversare gli oceani/annega/salvati/fai la fame/chiedi l’elemosina/dimentica l’orgoglio/è più importante che tu sopravviva.”

Lontane, ma unite nel raccontare le sofferenze delle donne.

“Le donne sono quelle che pagano il prezzo più alto.” – dice Laura Boldrini – “Devono sopportare la traversata del deserto, in mare, la prigionia. E poi subiscono altro. Violentate, abusate, molte sono contagiate dall’HIV. Ma su questo cala il silenzio. Chi darà loro giustizia?”

Le fanno eco altri versi di Warsan Shire: “Come fate a scrollarvi di dosso/le parole/gli sguardi malevoli/forse perché il colpo è meno forte/di un arto strappato/o le parole sono meno dure/di quattordici uomini tra/le cosce/perché gli insulti sono più facili/da mandare giù/delle macerie/delle ossa/del corpo di tuo figlio/fatto a pezzi.”

I figli. E l’amore delle madri che arrivano al punto da farli fuggire via mare o sotto un camion per salvarli, al prezzo di non vederli mai più. Un amore cantato da Warsan Shire: “Devi capire che nessuno mette i figli su una barca/a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”.

Per capire occorrono “curiosità verso ciò che non conosciamo e umanità.” – dice Laura Boldrini – “Bisogna cercare di vedere l’altro come un proprio simile invece che un avversario. Bisogna vedere l’umanità nell’altro. Negli occhi di Sayed, un giovane scappato a undici anni dall’Afghanistan e arrivato in Italia dopo nove anni di viaggio e di peripezie ho visto gli occhi di Anastasia, mia figlia.”

Due donne: Laura e Warsan. Due destini incrociati nel nome dei rifugiati.

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Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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