Il Sudafrica è un Paese…

Parla Trudy Vlok, Managing Director di “The Big Issue South Africa”.
Continuano le interviste a chi è nato, vive e lavora in un Paese africano.
Questa settimana parla del Sudafrica Trudy Vlok, Managing Director di “The Big Issue South Africa”, un giornale di strada che, per sua natura, è uno strumento di lotta alla povertà e un occhio attento alla realtà del Paese.

D: Mi parli dell’economia e della distribuzione della ricchezza del tuo Paese?
R: L’economia sudafricana ha due facce: l’una in grado di competere con quella dei Paesi più sviluppati, l’altra di pura sussistenza. Oltre che competitiva, la prima faccia della nostra economia ha caratteristiche comuni a quelle dei paesi industrializzati, inclusa una suddivisione in vari settori produttivi. Efficiente è anche la nostra rete di trasporti, fra le migliori del continente africano, in grado di soddisfare richieste sia locali sia regionali. Dall’aeroporto internazionale Tambo partono voli per l’Africa meridionale e per mete internazionali. Abbiamo inoltre molti porti rilevanti, che danno al Sudafrica un ruolo commerciale di spicco. Detto questo, gran parte della popolazione vive in povertà, a causa dello storico divario nella distribuzione delle ricchezze, dell‘alta percentuale di disoccupazione e della lentezza nella fornitura dei servizi di base da parte del Governo.

D: Quanti abitanti ha il Sudafrica?
R: La popolazione stimata a metà 2007 è di circa 47,9 milioni di persone, di cui 38,1 milioni africani. Il 51% (intorno ai 24,3 milioni) è rappresentato da donne.

D: A proposito di donne, che cosa dire della condizione femminile?
R: Le donne che hanno lottato per i diritti umani sono state spesso osteggiate dalla famiglia e dalla comunità locale. Proprio la sacralità della famiglia e la paura di trovarsela contro hanno frenato molte nella ricerca della libertà e dell’autonomia. E’ perciò fondamentale trovare il modo di proteggere le donne dagli abusi. Abbiamo ottime leggi in difesa della donna, ma il problema è la loro corretta applicazione: spesso restano solo sulla carta.

D: Uomini e donne, quindi, non hanno gli stessi diritti…
R: Dal punto di vista costituzionale sì. In realtà, i diritti di donne e bambini valgono meno. Ci sono comunque organizzazioni impegnate nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze, che operano nelle seguenti aree:
• violenza sessuale;
• molestie;
• discriminazione;
• uguaglianza nei posti di lavoro;
• tradizioni e credenze religiose;
• accesso alla terra e alla casa.

D: E la situazione politica del tuo Paese?
R: Abbiamo 16 partiti rappresentati in parlamento. Il partito della maggioranza nell’Assemblea Nazionale è il Congresso Nazionale Africano, che controlla 8 delle 9 province del Sudafrica. I partiti all’opposizione riescono comunque a farsi sentire. Da 14 anni siamo un Paese democratico. Certo, gran parte della nostra storia è segnata da una crescente divisione razziale. Oggi però possiamo leggere la storia del Sudafrica come quella di un viaggio che, attraverso enormi ostacoli e a partire da grandi diversità, arriva alla creazione di una singola nazione, il cui sogno di unità è ora in via di realizzazione.

D: A proposito di diversità, com’è la composizione etnica della popolazione?
R: La maggioranza della popolazione è nera, gran parte della quale abita in aree rurali. Sono queste le persone più legate alle tradizioni culturali, abbandonate a poco a poco da quanti si sono trasferiti in città.
La classe media, prevalentemente bianca ma con un crescente numero di neri, meticci e indiani, ha uno stile di vita simile per molti aspetti a quello degli abitanti dell’Europa occidentale, del Nord America e dell’Australia.
Ci sono poi molti asiatici, prevalentemente di origine indiana, che conservano le loro usanze, lingue e credenze religiose. Parlano inglese e idiomi come l’Hindi, il Telogu, il Tamil o il Gujarati. C’è inoltre una comunità cinese di modeste dimensioni, sebbene ora si stia ingrandendo grazie all’immigrazione proveniente da Taiwan.

D: Con una popolazione così eterogenea, quante lingue si parlano in Sudafrica?
R: In città normalmente vengono utilizzati l’inglese o l’afrikaans, oltre alla lingua nativa. Piccoli ma significativi gruppi parlano le lingue di Khoisan escluse dagli 11 idiomi ufficiali sudafricani, che sono: Xhosa, Inglese, Sotho, Southern Sotho, Zulu, Afrikaans, Ndebele, Sepedi, Venda, Tswana, Tsonga,

D: HIV, malaria e altre malattie: qual è il più grave problema sanitario?
R: Stiamo affrontando una delle peggiori epidemie di HIV/Aids e di tubercolosi accoppiata all’HIV del mondo: siamo al 2° posto in termini d’incidenza della tubercolosi (numero di casi pro capite), malattia che aumenta del 10% ogni anno a causa della deficienza immunitaria provocata dall’HIV. Detto questo, i decessi per patologie non riconosciute si aggirano intorno al 37%. Queste ultime risultano correlate anche alla mortalità infantile. Fra i problemi di salute emergenti, invece, c’è il diabete, soprattutto nelle aree urbane.

D: I sudafricani possono contare su un sistema di assistenza sanitaria nazionale?
R: Sì, ma in modo molto limitato rispetto a quello dei Paesi occidentali. Il Dipartimento dello Sviluppo Sociale assiste le comunità grazie a elargizioni sociali e a fondi di ONG. E’ offerta assistenza sanitaria di base gratuita solo ai più poveri, ma lo standard dei servizi è veramente basso.

D: E cosa mi dici dell’istruzione?
R: Il Sudafrica ha 12.13 milioni di alunni, circa 386.600 insegnanti e 26.292 scuole, inclusi 1.098 istituti registrati indipendenti o private. Di tutte le scuole, circa 6.000 sono superiori (dal 7° al 12° grado) e il resto primarie (dal grado 0 al 6°). Nelle scuole pubbliche ogni insegnante ha circa 32.6 alunni, mentre negli istituti privati la quantità scende fino a 17.5 scolari per ogni educatore. L’educazione e la formazione superiori vanno dal 10° al 12° grado e includono l’orientamento alla carriera e training. La percentuale degli alunni che riesce ad accedere ai college, appena del 40% nei tardi anni ’90, continua ad aumentare ed è arrivata al 68.3%. Il settore educativo sudafricano è in fermento, con oltre 1 milione di studenti impegnati in 24 istituti terziari statali: 11 università, 5 università di tecnologia e 6 istituti superiori. L’educazione superiore è inoltre offerta da centinaia di istituti privati, registrati presso il Dipartimento dell’Educazione, affinché possano conferire certificati di laurea e diplomi. Molte università sudafricane sono istituzioni accademiche di livello mondiale, all’apice della ricerca in alcuni settori. Sebbene sovvenzionate dallo stato, di fatto sono autonome e rispondono dell’operato al loro consiglio interno invece che al Governo.

D: Hai mai visto campagne internazionali di raccolta fondi (spot, stampa, web, mailing) a favore del tuo Paese? Se sì, pensi che abbiano mostrato correttamente i problemi del Sudafrica? Se no, in cosa potrebbero migliorare?
R: Preferisco rispondere a domande riguardanti fatti concreti del mio Paese. Tutto ciò che richiede una mia opinione è solo un mio punto di vista, non un dato oggettivo.

The Big Issue South Africa – www.bigissue.org.za

 

Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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