La campagna di Natale 2020? Parole delicate, messaggi di speranza.

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Ho scritto un nuovo post per il blog di Elena Zanella.
Più che un post è una lettera rivolta ai fundraser e alle fundraiser d’Italia nella quale chiedo, con il cuore in mano, di fare campagne natalizie delicate almeno nel 2020, anno difficile per tutti a causa del Covid 19.

Non voglio più vedere mia madre in lacrime porgermi un mailing con in busta la foto di una bimba e l’invito urgente ad aiutare tanti piccoli cerebrolesi.
Mia madre ha 86 anni e come molte donne della sua età è destinataria di campagne a opera di Enti che, come Dottor Jeckyll e Mister Hyde, riservano il peggio agli anziani: comunicazioni semplicistiche, pietistiche e colpevolizzanti.
Tutto questo mentre a livello istituzionale sfoggiano atlanti della povertà, termomentri dei diritti lesi e quant’altro.

Sono stanca di vedere usare 2 pesi e 2 misure, così come di ascoltare il ritornello che “quei mailing fanno raccogliere fondi”.

E ora ecco il testo della mia lettera.

“Cari e care fundraiser d’Italia,
immagino siate al lavoro per la campagna natalizia 2020.

Se l’Ente che state seguendo è internazionale e/o di grandi dimensioni e possibilità nonostante la crisi, immagino stiate finalizzando i materiali da stampare, mailing e gadget compresi, e pensando al coordinamento di tutti i media.

Se invece il vostro Ente è piccolo o locale, starete facendo il massimo per questo importante appuntamento di raccolta fondi.

A parte le differenti possibilità, c’è qualcosa che accomuna tutti: le campagne natalizie arriveranno alla fine di un anno che ha messo alla prova l’Italia e il mondo intero.

A migliaia si sono ammalati di Covid 19, a centinaia sono morti, molti hanno perso il lavoro, tanti sono caduti in depressione.
La solitudine e la fragilità degli anziani si sono acuite.
I genitori con figli in età scolare hanno visto moltiplicarsi problemi e preoccupazioni.
Famiglie e persone indigenti sono entrate definitivamente in crisi.

Per quanto sofisticati e aggiornati siano i database dei vostri Enti, non potranno indicarvi coloro ai quali il Covid ha profondamente rivoluzionato la vita.
Il mio consiglio, quindi, è rivolgervi a tutti i sostenitori potenziali e acquisiti con delicatezza, scegliendo parole “piuma” e diffondendo luce, speranza, calore.

Uno dei motti cari agli Enti del Terzo Settore è “fare la differenza”.
Bene: chi di voi non lo avesse ancora fatto, elimini dal vocabolario le parole “piombo”, gli allarmismi, il vecchio trucco di scrivere “emergenza” per far aprire una busta o una DEM.
Riservate la massima attenzione alle persone anziane: risparmiate loro i colpevolizzanti e pietistici mailing di acquisizione a tema “infanzia abbandonata/malata di x-y-z/poverissima.”

Quest’anno più che mai vi sarà semplice mettervi nei panni delle persone alle quali vi rivolgete, poiché la pandemia ha riguardato tutti, nessuno escluso.
Siete testimoni che da fine Febbraio 2020 il Covid 19 è argomento quotidiano su qualunque media e nella vita reale, nonché miccia per fake news, strumentalizzazioni politiche, polarizzazioni, dibattiti al suon di “emergenza”, “bollettini quotidiani di morti – malati – contagiati – infetti”, “positivi”, “negativi”.

Credo che voi per primi vorrete lasciarvi alle spalle tante preoccupazioni e trascorrere un Natale sereno, credenti o no.
Mi faccio e vi faccio un augurio: spero che le vostre campagne natalizie entrino in tutte le case in punta di piedi, con carezze, parole rassicuranti, gioiose richieste di donazione.

Credit foto: Alexandr Slobodianyk per Pexels.com

 

 

Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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