Lo Zambia è un Paese…

Parla Samba Yonga, direttrice del giornale di strada “The Big Issue Zambia”.

Quante volte abbiamo letto, sentito o fatto generalizzazioni sui cosiddetti “Paesi del Sud del Mondo”, quando non addirittura sull’Africa, citata come se fosse un singolo Paese e non un continente ricco di Stati, etnie, culture, lingue, tradizioni? Tante.
Se è vero che non sempre abbiamo il tempo e lo spazio sufficienti a illustrare il profilo e la situazione di un determinato Paese, possiamo però evitare banalizzazioni e descrizioni stereotipate.
Una strada possibile da percorrere è parlare e confrontarsi con chi è del posto, con chi è nato, cresciuto, vive e lavora nel Paese di cui dobbiamo occuparci per scriverne e magari per illustrare progetti di raccolta fondi che là hanno luogo.
La persona a cui lascio ora la parola è Samba Yonga, giornalista e direttore editoriale di “The Big Issue Zambia”, un giornale di strada che, per sua natura, è uno strumento concreto di lotta alla povertà.

D: “Che cosa vorresti mostrare al mondo del tuo Paese? 
S: Vorrei che il mondo vedesse le diverse sfaccettature dello Zambia. La maggior parte delle volte, invece, sente parlare solo di povertà e disagi. E’ vero, ci sono, ma coesistono con altri aspetti quali l’orgoglio, la bellezza, l’intelligenza e l’evoluzione della popolazione. Credo che focalizzarsi solo sui problemi dello Zambia e non sui punti di forza perpetui una situazione negativa. Le persone dovrebbero concentrarsi di più su ciò che può portare sviluppo e progresso.

D: Quali sono gli errori più comuni fatti dai mezzi d’informazione quando parlano dello Zambia? 
S: Mesi fa alcuni media internazionali dissero che il nostro Presidente era morto. Qualche ora più tardi si dovettero correggere, perché non era vero. Ritengo piuttosto preoccupante che grandi mezzi d’informazione comunichino una notizia come questa senza averne la certezza. Ho l’impressione che vengano fatte delle ipotesi sull’Africa perché è… l’Africa, e che poi le ipotesi siano trattate come dati reali. Detto questo, non mi sorprende che il mio Paese non sia rappresentato come si deve sotto vari aspetti.

D: Quali siti, giornali, magazine o libri consigli? 
S: Un buon sito è Zambia Online (www.zambia.co.zm).
Ha interessanti articoli sull’attuale situazione socio-economica del Paese e link ad altre utili risorse d’informazione.
Un’altra prospettiva è fornita da organizzazioni internazionali come UN, Oxfam, IMF, WORLD BANK, che qui hanno i loro uffici e che fanno pubblicazioni sullo sviluppo in Zambia. E aggiungo Facebook, dove è possibile trovare una community di miei connazionali e seguire la loro vita quotidiana!

D: Visto che fai riferimento a siti e a community, com’è lo sviluppo di internet nel tuo Paese?
R: Internet si è diffuso negli ultimi 6 anni, anche se è diventato realmente accessibile solo da 2. Detto questo, è un mezzo per noi costoso: $ 800 per l’installazione e altri $ 90 al mese per il mantenimento del servizio. Si aggiunga che negli ultimi tempi c’è stata in tutta l’Africa sub-sahariana una crisi dell’energia elettrica, che ha determinato frequenti black-out. Noi dapprima li avevamo in qualche regione e a un certo punto in tutto il Paese! Normalmente dobbiamo lavorare al computer dal mattino presto fino alle 11, perché poi l’elettricità se ne va fino alle 2 del pomeriggio.

D: Com’è la situazione economica del tuo Paese? 
R: Il Paese sta attraversando un periodo di stabilità economica, ma a un macro-livello. Lo stile di vita della popolazione, infatti, non è migliorato in modo significativo. Molti miei connazionali sono vittime di disparità e ingiustizie. C’è un grande bisogno d’intervenire a livello locale.
Il governo e la società civile devono concentrarsi su programmi d’intervento a favore dello sviluppo sociale, che abbiano un impatto positivo sulla vita quotidiana degli zambiani.
Gli obiettivi di questi programmi dovrebbero essere sollevare le persone e le famiglie dalla povertà, permettendo loro di sostenersi e di migliorare i loro standard di vita.
Uno di questi programmi è il giornale di strada “The Big Issue Zambia”, che ha lo scopo di dare un lavoro, la relativa formazione e opportunità educative a persone in difficoltà, permettendo loro di rafforzarsi e di elevarsi socialmente.

D: Che visione del futuro hanno i giovani del tuo Paese? 
S: Dipende. Qualche volta sono pessimisti, altre fiduciosi. E’ difficile essere ottimisti quando il 70% dei giovani non ha accesso a niente: istruzione, casa, cibo, cure, indumenti…Posso però dire una cosa: i nostri giovani non si danno per vinti. Le generazioni passate aspettavano che fosse il governo a risolvere i loro problemi. I giovani di adesso, invece, si muovono, si creano opportunità di lavoro e di occupazione. Sta emergendo una generazione più evoluta. I ragazzi d’oggi sono molto più proiettati verso il mondo esterno, vedono che è possibile condurre un’esistenza migliore, quindi la pretendono e cercano di elevare il loro standard di vita. Stanno trovando la loro voce.

D: Uomini e donne hanno gli stessi diritti nel tuo Paese? 
S: Sì secondo la costituzione, ma la realtà è diversa. La società è diventata più liberale, ma esistono alcuni ruoli prestabiliti per donne e per uomini.
In linea generale, per una donna è difficile entrare in determinati ambienti, proprio perché è donna, comunque sono stati fatti dei passi avanti. Abbiamo molte più professioniste, lavoratrici, donne che in casa comandano, ma tutte devono affrontare maggiori difficoltà rispetto agli uomini. Lo scenario è migliorato, ma ai livelli più bassi, se c’è da scegliere fra una donna e un uomo, il posto di lavoro è assegnato a quest’ultimo. Molte società hanno politiche tese a contrastare la discriminazione sessuale, ma la parità deve ancora entrare nella mentalità degli Zambiani. Sono però lieta di dire che qualcosa sta accadendo.

D: In Zambia stanno lavorando alcune organizzazioni internazionali. Avresti qualche consiglio da dare loro? 
S: Diverse ONG stanno facendo un gran lavoro per migliorare l’esistenza delle fasce socialmente più deboli della popolazione. Ritengo importante sottolineare che, per quanto le ONG stiano provando ad aiutare le persone più vulnerabili, queste ultime dovrebbero comunque farsi forza e diventare autosufficienti. Alcuni programmi, però, non permettono questo tipo di evoluzione. Così, chi ha bisogno diventa dipendente dagli aiuti e se per una qualche ragione non può più riceverli, per esempio perché un programma si conclude, ritorna al punto di partenza. I progetti delle ONG dovrebbero permettere agli Africani di rimettersi in piedi e di camminare sulle loro gambe.

D: Hai mai visto campagne internazionali di raccolta fondi (spot, stampa, web, mailing) a favore del tuo Paese? Se sì, pensi che abbiano mostrato correttamente i problemi dello Zambia? Se no, in cosa potrebbero migliorare? 
S: Ho visto diverse campagne, molte delle quali dirette a target specifici. Sebbene non vi trovi nulla di sbagliato idealmente, ritengo che esse, a lungo termine, incoraggino solo uno sviluppo di proporzioni ridotte. Mi spiego: mentre ci sarebbe bisogno di sviluppare una rete stradale e un sistema di trasporto che consentano alla gente di arrivare più velocemente da A a B, le campagne si concentrano ancora su interventi piccoli come acquistare biciclette per i più poveri, per aiutarli nei loro spostamenti. Va bene, ma non basta.

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Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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