Una rivoluzione pacifica nel nome di San Francesco e della Carta di Assisi

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Il 4 Ottobre si celebra San Francesco d’Assisi e in suo nome la giornata per la pace, la fraternità, il dialogo fra i popoli e le religioni.
In vista di una data così significativa voglio dare spazio alla Carta di Assisi, manifesto internazionale contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre, dedicato a chiunque desideri essere e comunicare come un “operatore di pace”.

Bussola per orientarsi e orientare in un periodo storico tanto complesso come quello che stiamo vivendo, la Carta di Assisi indica la via per annullare distanze, falsità e manipolazioni avanzando con civiltà, rispetto delle differenze,  ricerca della verità.

Cito il decimo articolo della Carta, che proprio a San Francesco si ispira.
San Francesco operò una rivoluzione, portare la buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove agorà della Rete. Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.

Dare corpo, dare forma, in-formare.
Le parole danno forma a percezioni, pensieri, azioni, mobilitazioni.

Parole scelte con cura e numeri giusti sono fondamentali, come evidenzia l’articolo 4. Secondo me imprescindibili per giornalisti, comunicatori sociali, fundraiser.
Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo rispettiamo i valori dei dati per una informazione completa e corretta. Dietro le cifre ci sono gli esseri umani. Impariamo il bene di dare i numeri giusti.

Il senso dell’articolo 4 è così importante, che aggiungo l’invito di Valerio Cataldi, Presidente dell’Associazione Carta di Romala ricerca della verità sostanziale dei fatti, con l’uso corretto delle parole e l’obiettività dei numeri sono il solo argine alla costruzione distorta della realtà che gli “spaventatori” ripetono ogni giorno. È una questione di dignità, di credibilità, di sopravvivenza del mestiere di giornalista.”

Spaventatori e odiatori mettono a rischio la salute della società e la vita delle persone. Antidoti sono il già citato articolo 4 e il 5.
Se male utilizzate, le parole possono ferire e uccidere. Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i conflitti. 

Odio e manipolazioni in Italia colpiscono particolarmente le ONG, i migranti, le donne.
A Luglio 2019 ho detto la mia sul passaggio da “angeli” a “taxi” del mare costato caro alle ONG in termini di credibilità, fiducia, raccolta fondi.

Vittime dei media oltre che della violenza di tanti uomini (e di donne condizionate da stereotipi maschilisti, paternalisti, sessisti) sono le donne.
Lo sanno bene Laura Boldrini, Michela Murgia, Carola Rackete e la sedicenne Greta Thunberg, giusto per citare nomi famosi.
Non può saperne più nulla Elisa Pomarelli, uccisa due volte: da un uomo e da giornali e trasmissioni concentrati sull’omicida.
Lo ha sentito incredula Lucia Panigalli, vittima di violenza umiliata in diretta da Bruno Vespa.
La sua umiliazione ha scosso la rete e, per fortuna, anche l’Ordine dei Giornalisti nazionale e del Lazio.

È tempo di una rivoluzione pacifica, parola dopo parola.
Scegliere le parole con cura vuol dire prendersi cura di chi legge, ascolta, segue.

Manifesto

 

Credit foto di San Francesco: JD Covell per Pixabay

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Terrile

Parole che si prendono cura di associazioni, aziende, eventi, progetti

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